Fondi strutturali


I Fondi Strutturali, la cui definizione segue la programmazione settennale degli altri programmi (2007-2013 e 2014-2020), sono fondi a gestione indiretta della UE[1], che includono tra gli altri[2]:

  • Fondo Europeo di Sviluppo Regionale (FESR), finalizzato alla riduzione degli squilibri tra le regioni della UE. Gli ambiti di priorità definiti dal Fondo riguardano:

    • la ricerca, lo sviluppo e l’innovazione;

    • il miglioramento dell’accesso e della qualità delle ICT;

    • le economia a basse emissioni di carbonio;

    • il sostegno alle PMI;

    • i servizi di interesse economico generale;

    • le infrastrutture di TLC, trasporti e energia;

    • la PA efficiente;

    • le infrastrutture sanitarie, sociali e scolastiche;

    • lo sviluppo urbano sostenibile.

Quest’ultima voce sottolinea il ruolo centrale assunto dalle città nei nuovi FESR[3], che supporteranno quindi in maniera più marcata lo sviluppo urbano sostenibile attraverso strategie integrate in grado di affrontare sfide economiche, ambientali, climatiche e sociali.

  • Fondo Sociale Europeo (FSE), finalizzato a sostenere la strategia europea per l’occupazione e l’integrazione sociale. Il Fondo si pone quattro obiettivi:

    • promuovere l’occupazione e sostenere la mobilità dei lavoratori;

    • promuovere l’inclusione sociale e la lotta alla povertà;

    • investire in istruzione, competenze e apprendimento permanente;

    • migliorare la capacità istituzionale e efficientare la PA.

Tutte le Regioni europee possono beneficiare del sostegno dei fondi FESR e FSE, ma viene operata la seguente distinzione nei criteri di allocazione dei fondi:

  • Regioni meno sviluppate: PIL pro-capite inferiore al 75% della media del PIL UE27 (in Italia: Calabria, Sicilia, Campania e Puglia);

  • Regioni di transizione: PIL pro-capite compreso tra il 75% e il 90% della media del PIL UE27;

  • Regioni più sviluppate: PIL pro-capite superiore al 90% della media del PIL UE27.

Ad esempio, per i fondi FESR, nelle Regioni più sviluppate e in quelle di transizione, almeno l’80% delle risorse a livello nazionale deve essere stanziato per interventi in efficienza energetica, energie rinnovabili, innovazione e sostegno alle PMI, di cui almeno il 20% solo per le prime due voci. Nelle Regioni meno sviluppate, che hanno interesse anche per altre tematiche, lo stanziamento richiesto sugli stessi obiettivi scende al 50%. I programmi vengono definiti congiuntamente da CE, Governi Centrali e Regioni[4]. Vale il principio di addizionalità, per cui i fondi non possono sostituirsi a quelli nazionali o regionali, ma devono supportarli e aggiungersi ad essi.

Da: Smart City a cura di Cassa depositi e prestiti

[1] I Fondi Strutturali sono parte del bilancio UE, ma le loro modalità di spesa coinvolgono: la Commissione Europea, che negozia e approva i programmi di sviluppo proposti dagli Stati, concede i contributi finanziari, quindi partecipa alla sorveglianza dei programmi;

[2] Non ci si occuperà in questa sede del Fondo di Coesione, in quanto dedicato specificatamente agli Stati membri con reddito nazionale lordo pro-capite inferiore al 90% della media della UE27, del Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale (FEASR), e del Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca (FEAMP).

[3] Almeno il 5% delle risorse FESR, pari a circa € 16 mld, dovrà essere investito in azioni integrate di sviluppo urbano, mediante lo strumento dell’Integrated Territorial Investment.

[4] Le Regioni o i Governi realizzano i programmi operativi (PO), con l’analisi della situazione corrente, i punti di forza e di debolezza delle aree e la strategia da seguire con le relative misure. In particolare, i documenti redatti sono: Orientamenti strategici comunitari in materia di coesione, realizzato dalla Commissione congiuntamente agli Stati membri; Quadro strategico nazionale, elaborato da ogni singolo Stato e approvato dalla Commissione; i PO, un PO per ogni fondo FSE o FESR in quanto sono monofondo. In base ai soggetti competenti si possono avere il PON (Nazionale), il POR (Regionale e per ogni Regione si può avere un POR FSE e un POR FESR) o il POIN (Interregionale).